foto di Paolo Forsennati

QUADILÀ Festival avviene ad Albugnano e intende creare la base per andate e ritorni da e verso i Comuni circostanti; sin da questa edizione d’avvio, esplora il tema del linguaggio che, nella sua doppia veste di lingua e di forma espressiva, da sempre “crea mondi” e aiuta a comprendere il mondo.

QUADILÀ Festival tenta di fare collaborare e mettere a confronto generazioni di artiste/i e di lavoratrici/ori dello spettacolo eterogenee e diverse, suggerendo “regole” chiare di provvisorietà e avventura, da coniugarsi a professionalità e rigore artistico; ricerca e auspica cooperazioni e partnerariati – tramite il mutuo aiuto e la reciprocità di impegno, soprattutto nell’ambito della comunicazione – con rassegne, festival, realtà e iniziative artistiche e culturali già presenti sul territorio.
Tali approcci sono volti a moltiplicare le possibilità di crescita professionale e umana per le lavoratrici e il lavoratori dello spettacolo; ad aumentare le opportunità lavorative per il settore e le occasioni di partecipazione per il pubblico.

QUADILÀ Festival si articola in due percorsi intrecciati, che hanno cura di aderire ai tratti più caratteristici del patrimonio culturale materiale e immateriale del territorio e alle dinamiche sociali e culturali che lo percorrono:

– Creazione pubblica

– Spettacoli/eventi.

Punto di innesco e attivazione di QUADILÀ Festival è il Belvedere di Albugnano (549 m s.l.m.), dove hanno luogo due degli spettacoli serali e da cui passano le azioni di “creazione pubblica”, andando pure a popolare un crocicchio al centro del paese (Via Gelsomino-via San Rocco), l’area pic-nic verso borgata Vezzolano, il sagrato di una chiesa appena fuori dal paese (Chiesa di Sant’Antonio); analoga funzione svolgono i cortili di due aziende agrituristiche operanti sul territorio comunale e gli spazi aperti e resi disponibili dai Comuni che vorranno rispondere all’invito lanciato durante le giornate di creazione pubblica.

La programmazione complessiva attiva cooperazioni con i soggetti che hanno appunto cura del patrimonio culturale materiale e immateriale e determinano le dinamiche turistiche e artigianali sul territorio.

Per quanto riguarda gli SPETTACOLI/EVENTI, ENOIKA (antologia scenica narrata cantata e recitata dedicata al vino, su brani tratti dalla letteratura di tutti i tempi) avviene nell’ambito della manifestazione “Calici di stelle” e Via Dantis, ovvero In cammino e in volo in occasione dell’anno dantesco 2021” si conclude significativamente all’Abbazia di Vezzolano; le due aziende agrituristiche, poi, ospitano I lavori della terra da Virgilio e la Comedia de l’omo e dei soi cinque sentimenti di Gian Giorgio Alione, con Eugenio Allegri che conduce e recita insieme a un gruppo di giovani artisti; sino a “Mihai Eminescu: Poezie” che coinvolge la locale, ormai storica comunità rumena.

Per altro verso, la CREAZIONE PUBBLICA pone presso il Dopolavoro comunale la base di partenza e di arrivo delle proprie incursioni e si manifesta in tre modi:

– ibridando gli eventi serali in calendario, tramite le prove pubbliche durante la giornata o le giornate precedenti, tese a svelare meccanismi e aspetti inediti dell’attività teatrale (è il caso, ad esempio, de “La comedia de l’omo e dei soi cinque sentimenti”);

– prevedendo il confronto paritario con il pubblico, cui l’attore propone patti e ragionamenti condivisi, oltre che improvvisazioni e letture seguite da libere discussioni; in questo caso la creazione è votata all’avventura totale, si innesca con la sosta o la presenza di almeno uno spettatore ed è dedicata – in QUADILÀ Festival – ai beni di patrimonio storico, architettonico e ambientale locali e alle grandi figure di donne piemontesi (e non solo) nella storia, nella letteratura e nel mito. Fra i materiali di riferimento, il volume “Vezzolano e la rete Romanica – Dispense di formazione” (Gaidano&Matta 2020) e l’insieme di testi “Fumne, otto storie di grandi donne piemontesi”, in Rivista Savej n. 4 luglio 2020.

– proponendo rappresentazioni di durata precisa e programmabili, nelle quali i meccanismi produttivi e post produttivi diventano essi stessi spettacolari; è il caso di “Strad-rama” (un progetto drammaturgico-attoriale in cui si scrivono e riscrivono pubblicamente i copioni, che coniuga avventura e provvisorietà a professionalità e rigore degli artisti coinvolti; e fa perno su un’idea di “disordine intelligente”, tesa a un teatro che indaghi sulla propria natura intrinsecamente pedagogica e assuma funzioni contaminanti) e “Teatro di riciclo®” (l’azione di un attore tesa a evocare una replica precisa o un insieme di repliche trascorse di uno spettacolo cui abbia preso parte o di cui sia stato spettatore; così che la vicenda e le immagini dello spettacolo rivivano profondamente contaminate dalla narrazione dei meccanismi teatrali e di tutto ciò che è riconducibile al rapporto tra attori, spazi e pubblici incontrati), cui sono ascrivibili gli spettacoli che, in versione integrale, potranno essere ospitati, a scelta, da parte dei Comuni circostanti.

OBIETTIVI

– Fare esprimere attraverso l’arte, la poesia, il teatro, bisogni e desideri presenti nella comunità residente e attratta (turisti, visitatori);

– rendere familiari e contemporanee – proprio attraverso le forme artistiche via via scelte – le lingue, a prescindere dalla loro lontananza geografica e/o temporale;

– sperimentare linguaggi e strumenti inclusivi capaci di favorire attivazione e partecipazione anche da parte di soggetti fragili e/o svantaggiati (quali anziani, disabili, immigrati);

– stimolare processi di co-progettazione delle attività da parte delle componenti comunitarie più consapevoli e integrate, in vista di continuità nel tempo delle attività intraprese.

STRUMENTO

La relazione di collaborazione reciproca fra attori, “intellettuali”, cittadini, pubblici, che ha nel teatro, nella poesia e nella espressività artistica il suo motore di attivazione; e che genera, appunto, la possibilità di:

– riscoprire e rivalutare la natura autentica, magica, sociale e pedagogica del fatto teatrale, con una collaborazione “immaginifica” da parte del pubblico, secondo l’invito rivolto da Shakespeare nel prologo all’Enrico V e sulla base del monito di Goethe nel suo La vocazione teatrale di Wilhelm Meister: «Più il teatro verrà purificato, più incontrerà il gusto delle persone intelligenti e raffinate; ma andrà allo stesso tempo perdendo la sua originaria efficacia e destinazione. Mi sembra (…) di poterlo paragonare a uno stagno che non deve contenere soltanto acqua limpida, ma anche una certa quantità di melma, di alghe e di animaletti perché i pesci e gli uccelli acquatici vi si possano trovare bene»;

– generare dispositivi di “partecipazione a catena”, sostenibili nel tempo con adesione a forme di creazione teatrale collettiva, che il Festival mira a favorire e consolidare;

– orientare non solo a una maggiore, ma anche a una migliore fruizione del patrimonio storico, paesaggistico e architettonico che connota il territorio, determinando una partecipazione attiva alla qualità, alla conservazione e al rispetto dei luoghi nella loro identità;

– formare interesse per le offerte turistiche, naturalistiche, enogastronomiche, del territorio, con un coerente e intelligente “orgoglio locale”, capace di relazionarsi positivamente al visitatore e allo spettatore, che viene ad essere considerato e percepito come “concittadino temporaneo”.

CONTAMINAZIONE

Sicuramente, è anche l’incrocio di pensieri fra persone in uno stesso luogo – che non necessariamente si conoscano – a generare la possibilità di un rapporto. Nulla può accadere, oppure può succedere che le loro reazioni vengano addirittura a coincidere; o si differenzino profondamente: nel primo caso, le immagini condivise hanno fonti simili, nel secondo le fonti sono nella diversità della conoscenza – e dell’esperienza – di ciascuno. Se questo accadere è cercato ed è un attore capace a condurre l’esperimento, capita a volte qualcosa di non descrivibile, che certo ha a che fare con l’empatia e la libertà. Qualcosa di cui il dislivello di conoscenza appena descritto è motore insostituibile.

In La belva (ne I dialoghi con Leucò di Cesare Pavese), Endimione, descrivendo il suo incontro in una radura con un essere misterioso, dice a un certo punto: «Non diciamo il suo nome. Non diciamolo. Non ha nome. O ne ha molti, lo so». Ancora Endimione, proseguendo nel descrivere l’incontro con quell’essere particolare, dice a un certo punto: «[…] ero già cosa sua». “Conoscere” è, evidentemente, un’avventura per la quale occorrono lucidità e coraggio; e, se c’è di mezzo il teatro, l’abbandono diventa strumento aggiuntivo e obbiettivo imprescindibile.
In questo senso, di QUADILÀ Festival risulta innovativa la narrazione che vivifica i luoghi con l’animare e il superare la pura attinenza tematica, suscitando così la frequentazione dell’altrove e rendendo più ricca la loro fruizione.